Corriere del Ticino venerdi 17 marzo 2006

Conflitto d’interessi: definire il lecito e l’illecito evitando l’"opportunità"


Nuova iniziativa parlamentare generica presentata da Tullio Righinetti (PLRT) che punta all’introduzione di «chiare clausole di incompatibilità». Il tema si confer­ma di stretta attualità ed è pure al vaglio del Governo

Con la nuova iniziativa par­lamentare generica il deputato del PLRT Tullio Righinetti (PLRT) chiede di risolvere due problemi:«Introduzione di chia­re clausole di incompatibilità nonché di tutte le possibili col­lusioni tra le funzioni di diri­gente dello Stato e la carica di Municipale, come pure di mem­bro di consigli di Amministra­zione di SA». In seguito il liberale radicale chiede che «si stabiliscano per tutte le possibili incompatibilità e conflitti d’interesse norme puntuali e precise che dicano senza ombra di dubbio quello che è lecito e quello che invece non lo è, evitando di dovere fa­re ricorso al labile concetto di “opportunità politica o di altra natura”». Questi sono «i proble­mi » che Righinetti solleva. Negli scorsi mesi il Gran Consi­glio aveva esaminato la propo­sta di Pierre Rusconi e Luciano Poli (Ind.) che definiva incom­patibile la carica di deputato in Parlamento con quella di mem­bro di CdA di tutte le aziende pubbliche. Il Gran Consiglio ha rispedito la palla nel campo del Consiglio di Stato. Rodolfo Pan­tani e Simon Terrier (Lega) po­stulavano che «un deputato non può assumere (direttamente o indirettamente), lavori, forni­ture o mandati a favore del Can­tone ».Il Gruppo del PS (primo firmatario Manuele Bertoli) ha invece chiesto di mettere nero su bianco «l’incompatibilità del­la carica di deputato in Gran Consiglio con un impiego can­tonale dirigente e con una fun­zione dirigenziale analoga pa­rastatale ». La Commissione dei diritti politici (primo firmatario Giovanni Jelmini, PPD) ha fat­to una sintesi delle problema­tiche sul tavolo sollecitando «una soluzione possibilmente globale». Righinetti, citando il “caso con­tribuzioni” (come noto uno dei vice direttori, Pietro Dell’ Era è nel contempo presidente di una banca) osserva: « il Governo sta­rebbe ragionando sulla modifica dell’art. 26 della Lord che regola le attività accessorie dei dipen­denti dello Stato, di ogni dipen­dente (dall’alto funzionario al­l’impiegata) che svolge una fun­zione extra professionale. Se­condo la legge attuale è tenuto a segnalare la cosa all’autorità di nomina solo se la citata attività viene remunerata. La prospet­tata modifica, che peraltro sem­bra essere purtroppo in alto ma­re, prevederebbe la segnalazione obbligatoria in tutti i casi, anche qualora il dipendente pubblico fosse impegnato, per esempi, in una associazione no profit, e quindi senza remunerazione». Lo Stato ha effettuato una ri­cerca sulle attività accessorie dei dipendenti pubblici: è ri­sultato che il 20% dei funzio­nari hanno affermato di avere impieghi extra, mentre tra i do­centi sono il 33,5%. In quell’occasione (vedi CdT di martedì) viene ricordato che il progetto di revisione della Lord prevedeva pure l’incompatibi­lità tra la carica di municipale e quella di funzionario cantona­le dirigente. Questa norma, so­stenuta anche (a titolo perso­nale) da Guido Corti, giurista del Consiglio di Stato, non viene «condivisa» dall' Esecutivo can­tonale, che ha sottolineato «l’e­sperienza accresciuta» di que­sti funzionari, fatto che «può giovare anche all’ Amministra­zione ».